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Senza che ve ne sia la necessità, il Consiglio federale intende prolungare le sue competenze in fatto di diritto di necessità ancorandole nella legge.

Il popolo viene scavalcato: con un referendum non è infatti possibile impedire la legge urgente COVID-19.

Possiamo però fare in modo che la legge non venga prolungata ulteriormente.

Si tratta inoltre di inviare un chiaro segnale al Consiglio federale: la crisi non può essere gestita senza interpellare il popolo!

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L’essenziale in breve

La legge COVID-19 consente l’approvazione di vaccini dopo una verifica abbreviata. Insieme alla legge sulle epidemie, può così rendere obbligatori vaccini genetici insufficientemente testati con effetti a lungo termine. Una tragedia come il caso Talidomide potrebbe ripetersi.

In assenza di pandemia, il diritto di necessità viene prolungato in favore del Consiglio federale e a scapito del Parlamento e del popolo. Il Consiglio federale potrebbe tuttavia adempiere alla legge nella misura dell’80% attraverso decreti federali, e per il resto emanando nuove ordinanze di necessità.

La legge mina la democrazia diretta. A causa dell’urgenza della legge, un referendum non ha un effetto sospensivo. La votazione avviene soltanto in seguito. Si tratta di un affronto al popolo!

Il Consiglio federale merita un monito!

 

Il nostro obiettivo

Un referendum efficace e rapido per dimostrare la forza del popolo.

 
Difesa della Costituzione federale sul Rütli

 

Argomentario

Dieci motivi per opporsi alla legge COVID-19:

Il Consiglio federale dispone infatti già ora di sufficienti strumenti per affrontare un’eventuale nuova insorgenza della pandemia.

Lo afferma egli stesso a pagina 11 del messaggio: «Se una situazione successiva ... (p. es. una "seconda ondata" dell’epidemia) non può essere affrontata in altro modo che mediante l’emanazione di ordinanze del Consiglio federale, un nostro nuovo intervento in virtù dell’articolo 185 capoverso 3 Cost. è giuridicamente possibile, sempreché siano adempite le pertinenti condizioni.»

Se è stato in grado di fronteggiare la prima ondata, non si lascerà travolgere neanche da un’eventuale seconda ondata. Il Consiglio federale può far fronte ai suoi impegni, senza estendere il diritto di necessità.

I medicamenti possono essere approvati con una procedura accelerata. Questo apre la porta alle vaccinazioni genetiche obbligatorie con effetti a lungo termine. Una tragedia come il caso Talidomide potrebbe ripetersi.

La legge COVID-19 fornisce al Consiglio federale la competenza di prevedere deroghe all’obbligo di omologazione dei medicamenti. In particolare può trattarsi di vaccini.

In base all’art. 6 della legge sulle epidemie potrebbe disporre vaccinazioni genetiche per «gruppi di popolazione a rischio» Il profilo della popolazione «a rischio» non viene definito. Il consigliere federale Berset intende vaccinare oltre la metà della popolazione. Il popolo verrebbe degradato a cavia.
Inoltre, un importante investitore nello sviluppo di vaccini, che quest’anno ha già donato 900’000 dollari all’autorità di omologazione Swissmedic, potrebbe beneficiare di simili eccezioni.

La legge COVID-19 prevede sovvenzioni ai media. Ne beneficerebbe soprattutto chi diffonde il panico, ad esempio divulgando sistematicamente i numeri dei casi positivi senza però citare il numero dei test effettuati.

Il COVID-19 non è responsabile per le difficoltà dei media. Nonostante ciò verrebbero sovvenzionati con denaro pubblico. A beneficiarne sarebbero soprattutto le grandi case editrici, dunque chi ha alimentato le paure della pandemia fornendo informazioni frammentarie e sostenendo così le misure di necessità introdotte dal Consiglio federale. Ne è un esempio la diffusione dell’aumento di "casi positivi" senza citare il numero crescente dei test.

I veri problemi della società non sono dovuti a un eccesso di mortalità, ma sono la conseguenza del lockdown e delle misure restrittive quali l’obbligo di mascherina e la quarantena.

La pandemia è di fatto terminata. Viene nutrita incrementando i test e il numero di «casi positivi».

Già quando è iniziata la procedura di consultazione il 19 giugno, la pandemia si era ampiamente spenta. I decessi, con circa 1700 vittime attribuite al COVID-19, risultavano essere inferiori del 28% rispetto alla forte influenza del 2015.
L’illusione del pericolo viene alimentata incrementando il numero di test, peraltro un indicatore dalla pertinenza limitata, senza alcun riferimento alle ospedalizzazioni o ai decessi.
Inoltre, i test non vengono eseguiti secondo i criteri delle autorità sanitarie (condizioni sterili, esecuzione da parte di professionisti della sanità, catena del freddo, controllo incrociato in un laboratorio separato).

Il prolungamento delle misure e la limitazione dei diritti fondamentali non sono giustificati. Di conseguenza, il Consiglio federale non necessita di una base giuridica supplementare per «continuare ad applicare i provvedimenti contenuti nelle ordinanze ... e tuttora necessari per far fronte all’epidemia di COVID-19.» (p. 13 del messaggio).

La legge COVID-19 segna una nuova fase nella crisi del coronavirus: rimediare ai danni dei provvedimenti imposti dallo stesso Consiglio federale. I suoi mezzi: decenni di indebitamento. Ne beneficiano banche e grandi industrie.

Chi è all’origine dei gravi problemi causati alla società, non deve risolverli unilateralmente rischiando eventualmente di aggravare ulteriormente la situazione.
Il disegno di legge si riferisce soprattutto ai «provvedimenti per far fronte alle conseguenze risultanti dall’adozione di quelli fondati sulla legge sulle epidemie», i cosiddetti «provvedimenti secondari», come si può leggere nel messaggio (p. 9).

Per questi provvedimenti, la maggior parte dei quali sono prevedibili, non sussiste un’urgenza esplicita. Possono essere introdotti con la procedura parlamentare ordinaria secondo l’art. 163 Cost. Per questo scopo non sono necessari poteri speciali.

Inoltre: il Consiglio federale non deve poter decidere da solo in quali situazioni può avvalersi di poteri speciali. Ciò contraddice fondamentalmente la suddivisione dei poteri.

Senza un’indagine parlamentare sulla proporzionalità e senza un dibattito pubblico, le misure di necessità non possono essere elevate a legge.

Molti dubitano della proporzionalità delle misure di necessità. Nonostante ciò, Consiglio federale e parlamento hanno finora mancato di ordinare un’inchiesta ordinaria sull’efficacia delle misure e sulle loro conseguenze.

È inopportuno consolidare nella legge federale questi decreti di necessità senza una seria valutazione parlamentare dei provvedimenti. Risulta di particolare rilevanza il fatto che il lockdown, non soltanto in Svizzera ma anche in altri paesi, sia stato ordinato quando il tasso di infezione era già in diminuzione.

La mortalità, che in totale corrisponde a quella di una forte ondata di influenza (nel 2015 il numero di decessi per influenza era del 28% più elevato), non legittima provvedimenti dalle pesanti ripercussioni economiche e sociali. Anche la Svezia, dove non c’è stato nessun lockdown, dal 1994 ha vissuto due ondate di influenza con una mortalità più elevata, senza che l’opinione pubblica si inquietasse e senza introdurre restrizioni ai viaggiatori.

Le misure adottate durante una «situazione straordinaria» devono rimanere straordinarie.

La legge federale urgente proposta legittima i provvedimenti adottati dal Consiglio federale per affrontare l’epidemia di COVID-19, come egli stesso afferma a pagina 5 del rapporto sulla consultazione..

L’art. 185 della Costituzione conferisce al Consiglio federale la competenza di emanare «ordinanze e decisioni» limitate nel tempo a tutela della sicurezza interna, ma non quella di modificare leggi e tanto meno abrogare parte della costituzione. È però proprio ciò che ha fatto, con il tacito consenso dell’Assemblea federale.
La legge federale urgente non deve servire a legittimare retroattivamente le misure straordinarie.

I tempi difficili possono essere superati solo attraverso la cooperazione tra governo e popolo.

La gestione di una crisi richiede da un lato le competenze di necessità, di cui il Consiglio federale dispone già. Dall’altro, può tuttavia riuscire unicamente con la collaborazione tra governo e popolo, soprattutto in un paese come la Svizzera.

La costituzione, le leggi e i processi di democrazia diretta forniscono gli strumenti necessari a tal fine. Si tratta di un modello unico al mondo che va salvaguardato.

Questa collaborazione viene fondamentalmente messa in questione dalla modifica urgente di tutta una serie di leggi che possono potenzialmente limitare i diritti popolari e il funzionamento del parlamento.

Il Consiglio federale cerca di estendere il proprio potere a spese del popolo, senza che ve ne sia la necessità.

Sulla base del diritto di necessità, il Consiglio federale ha potuto governare senza opposizione, prendendo probabilmente gusto a fare ciò che vuole senza dover rendere conto al parlamento o al popolo. Ma la crisi sanitaria è superata.
Domandare l’approvazione urgente di una legge inutile rivela l’arroganza del Consiglio federale che sfrutta la dinamica della crisi per estendere il proprio potere.

Questo contraddice lo spirito della Confederazione e della sua costituzione, che prevede la sovranità del popolo.
L’esperienza storica mostra che una volta promulgato, il diritto di necessità è difficile da eliminare. Il regime di diritto di necessità iniziato durante la crisi degli anni 1930, è stato abolito solo nel 1952, dopo sette iniziative popolari!

Il popolo deve reagire con una risposta chiara, anche se le sue possibilità sono limitate a causa dell’urgenza richiesta per la legge.

 

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